Le fratture da stress nei tersicorei
Le gambe dei tersicorei: le fratture da stress.
A cura di Walter Albisetti e Omar De Bartolomeo
Gli arti inferiori rappresentano il fulcro espressivo della danza, lavorati
e plasmati per la danza e dalla danza stessa. Il continuo lavoro alla
sbarra fortifica la muscolatura e l’atteggiamento di piede, caviglia,
ginocchio e bacino. La schiena resterà allineata e decisa mentre le gambe
lavorano.
I ballerini e le ballerine talora si lamento di dolori alle gambe legati proprio alla pratica intensa della danza, dolori che spesso sono secondari a processi infiammatori di tendini, muscoli ovvero a unità capsulo-legamentose.
Spesso infatti il lavoro muscolare eccessivo, unito a errori tecnici
(scarso controllo della caviglia, perdita dell’aplomb del ginocchio, mancato
controllo del bacino, ecc) e a problematiche amibientali (scarpe non adatte,
suolo troppo rigido, temperatura delle sale) predispongono a lesioni o
a veri e propri traumi.
In questa pagina si discuterà di una patologia relativamente rara ma alquanto invalidante per la professione del ballerino/a, spesso misconosciuta o addirittura ignorata: le fratture da stress. La gamba del ballerino apparentemente non dimostra segni di infiammazione (non si osservano tumefazioni, non ci sono arrossamenti), eppure egli lamenta, da mesi, dolore sul profilo anteriore della gamba. Poiché il dolore è riferito proprio sul profilo osseo della tibia, abbiamo deciso di eseguire approfondimenti radiografici. Come si vede, è presente un difetto osseo tipico: la frattura da stress. Ma allora, cos’è la frattura da stress, come viene diagnosticata e, soprattutto, trattata? La frattura da stress è una patologia relativamente poco frequente, di solito sono colpiti gli atleti di alto livello e le reclute militari.
Questo particolare tipo
di fratture è dovuto a carichi ripetuti, eccessivi,
submassimali, capaci di provocare uno squilibrio tra
due processi fisiologici dell’osso: il riassorbimento e la neoformazione
ossea, con predominio del riassorbimento. Spesso accade che il ballerino/a
debba incrementare il carico di lavoro (ore di lezione, numero di lezioni
settimanali, maggior richiesta fisica…) in maniera brusca, senza adeguati
periodi di riposo. Nei ballerini, inoltre, sono particolarmente importanti
altri due fattori: la conformazione corporea e il tipo
di danza.
A nostro avviso, le fratture da stress della tibia si verificano
più di frequente nelle ballerine con poco collo piede o con un importante
genu recurvato (ginocchio iperesteso), e spesso sono dovute alla pratica
intensa delle punte. Nei maschi, invece, la frattura da stress è dovuta
a uno squilibrio muscolare tra la muscolatura anteriore e posteriore dell’arto
inferiore e, tecnicamente, alla pratica ripetitiva e intensa dei salti,
soprattutto se eseguiti su terreni che ammortizzano poco l’atterraggio.
La danza classica praticata a livello agonista, inoltre, spesso impone uno stretto regime alimentare, e questo è un ennesimo fattore di rischio per lo sviluppo di fratture da stress. La perdita di peso troppo rapida, gli squilibri ormonali, l’amenorrea, sono tutti fattori che incorrono nel determinare un indebolimento dell’osso e, a lungo andare, facilitano l’insorgenza di fratture da stress.
Clinicamente,
le fratture da stress provocano, all’inizio, dolore generalizzato al livello
dell’area, e progressivamente esso su focalizza in una sola regione. Il
dolore può disturbare per settimane intere, e solo un’attenta anamnesi,
una visita medica volta alla ricerca di particolari “stigmante” (ginocchio
recurvato, lassità del collo piede, trofismo della muscolatura,…) e una
meticolosa analisi del gesto atletico, può indirizzare alla diagnosi.
La radiografia può essere negativa dopo 2-3 settimane dall’insorgenza
della patologia, per questo è talora indicato attendere o eseguire indagini
di secondo livello: TAC o RMN.
La corretta terapia delle fratture da stress è controversa.
Di certo occorre modificare il gesto atletico, rieducare alla corretta
esecuzione tecnica, e prestare un adeguato periodo di riposo. Talora è
indicato assumerne integratori di vitamina D e calcio, ma questo non viene
accettato da tutti gli Autori. Per far guarire le fratture, oltre al riposo,
è indicato sottoporsi a sedute di terapia fisica strumentale. Nella nostra
esperienza abbiamo sperimentato la magnetoterapia, gli ultrasuoni e le
onde d’urto. Solo queste ultime si sono dimostrate effettivamente efficaci
nel far risanare le lesioni, sebbene non tutti gli Autori ci diano conferma
dell’utilità del loro utilizzo.
Nonostante le terapie con onde d’urto siano relativamente lunghe, il ballerino/a riesce a tornare all’attività in un tempo ragionevole. La sola astensione dall’attività fisica e, nello specifico, della danza, non permetterebbe infatti una rapida guarigione. Nella letteratura si trova descrizione di diverse tecniche chirurgiche per stimolare la riformazione ossea nel sito di frattura, ma a nostro avviso esse sono indicate solo una stretta minoranza di casi. La terapia conservativa ci ha finora dato ottimi risultati, e pertanto preferiamo continuare a seguire questo nostra linea di pensiero.
Prof
Walter Albisetti e del Dott. Omar De Bartolomeo
Dancemedicine.eu





