Ernia inguinale

Quando si parla di ernia, quasi sempre, il pensiero va a quel fastidioso dolore che vi blocca la schiena, ma di ernie ne esistono diverse e la più diffusa è quella inguinale. È più comune di quanto non si pensi e, per lo più, colpisce la popolazione maschile: circa il 96%, infatti, sono maschietti, generalmente intorno ai 35 anni, talvolta, però, può manifestarsi anche in soggetti molto giovani, come i bambini o in persone più mature.

Come insorge
Le cause possono essere diverse. Potrebbe trattarsi di un problema dettato dalla scarsa tonicità della parete addominale, che quindi non è in grado di supportare la pressione viscerale; oppure la patologia potrebbe comparire a seguito di uno sforzo. Anche in questo caso sarebbe la pressione dei visceri interni, incrementata dallo sforzo, a creare la “falla”. Una curiosità: la casistica ha rivelato una maggior incidenza di ernia dal lato destro. In alcuni casi può insorgere bilateralmente.

 

Cos’è?
In parole semplice è il cedimento in un punto della parte addominale, da questo piccolo “foro” possono fuoriuscire parte dei visceri, il passaggio di questi attraverso la muscolatura, crea dolore e, nelle forme più conclamate, si può notare a occhio nudo un rigonfiamento intorno alla zona inguinale. In alcuni casi l’ernia potrebbe non essere visibile, ma la pressione degli organi interni sull’addome è talvolta percepita, anche in maniera più dolorosa nella fase iniziale, quando i visceri si stanno facendo largo nel cedimento con maggior pressione. Per accertare la comparsa dell’ernia, nel caso in cui non fosse manifesta, occorre fare degli accertamenti clinici come, ad esempio, un’ecografia nella zona dolente.

Cosa fare
Un rimedio veloce per far diminuire il dolore è quello di sdraiarsi e far sì che i visceri rientrino nella corretta sede, certo non è risolutivo.
Non esistono, infatti, farmaci che curino questa patologia , tanto meno, è un problema che regredisce nel tempo. L’unica soluzione è l’intervento chirurgico che, se tempestivo, evita che l’ernia possa degenerare o creare eventuali problemi di “strozzamento dell’intestino, in quel caso non solo l’intervento è necessario, ma diventa urgente.
In passato si consigliava l’uso di una cintura contenitiva, per altro anche parecchio scomoda. Ora si consiglia una sorta di slip contenivo, ma sempre come rimedio non risolutivo.

L’intervento
Le tecniche usate sono due, ma entrambe hanno lo stesso principio. Mettere una “toppa” in modo da evitare che fuoriescano i visceri.
La rete che viene applicata con delle speciali colle è, ovviamente, biocompatibile e ben presto il tessuto cicatriziale, che si viene a creare intorno, farà sì che la retina venga inglobata. In questo modo si va a rinforzare la funzione “adesiva” della colla. Si può agire sul paziente in due modi: con la tecnica tradizione e con quella laparoscopica.

La tecnica classica od open:
Si incide il paziente in corrispondenza dell’ernia. Si applica la retina e si richiude la parte con qualche punto di sutura. L’intervento viene fatto generalmente con anestesia spinale, ciò costituisce un vantaggio, in quanto il paziente avrà meno problemi a smaltire il farmaco, ma il recupero delle normali attività sarà un pochino più lungo, dal momento che c’è una vera e propria ferita che deve rimarginarsi.

La tecnica laparoscopica:
Molti interventi vengono eseguiti con questa tecnica, sicuramente meno invasiva, ma che necessita di anestesia totale, con le naturali conseguenze che possono, talvolta, insorgere: nausea vomito e intontimento del paziente per qualche giorno. Il vantaggio è che vengono fatti tre piccoli fori, uno viene praticato nell’ombelico. Viene introdotta un microtelecamera e gli strumenti che consentono di raggiungere la zona interessata. A questo punto viene distesa e applicata la retina contenitiva. Per consentire una più agevole operazione al chirurgo, la parte interessata viene gonfiata con CO2 o protossido di azoto. In questo modo si crea una sorta di stanza dove manovrare gli strumenti con facilità. L’addome resterà gonfio per qualche giorno, generalmente cinque o sei.

Il post operatorio
La deambulazione sarà possibile già qualche ora dopo l’intervento, anzi camminare aiuta il processo di cicatrizzazione; ma attenzione a non strafare. Sarà necessario evitare sforzi e attività motorie intense per almeno un mesetto, vi sentirete in piena forza dopo circa sessanta giorni. Le recidive sono rare.


Barbara Palumbo

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