Danza e Psicologia

Promozione del benessere psicologico nelle Scuole di Danza
a cura delle Dott.sse Paola Cartelli e Claudia Macaluso. Scrivi
alle Psicologhe!
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Sviluppo e prevenzione" |
“Developpè: obiettivo sviluppo e prevenzione”, un progetto
ideato e realizzato nelle scuole di danza dalle Dottoresse Paola Cartelli
e Claudia Macaluso, Psicologhe Cliniche.
Spesso ci si dimentica che la danza, oltre ad essere fisica e corporea,
coinvolge pensieri, comportamenti, emozioni e relazioni. Per questo, secondo
la psicologa Paola Cartelli e la psicologa e psicoterapeuta Claudia Macaluso,
entrambe ex-danzatrici, all’interno delle scuole di danza è importante
anche occuparsi della componente psicologica. Questo è il pensiero fondante
il progetto "L'Aplombe" che ha ottenuto il cofinanziamento dalla Provincia
di Milano successivamente dalla Regione Lombardia e dall’ASL-Città di
Milano per gli anni scolastico 2008/2010.
Infine quest’anno il progetto
si è rinnovato, assumendo una nuova identità sia nei contenuti che nelle
modalità operative e grazie alla collaborazione con il Centro Culturale
Asteria si presenta all’ utenza con il nuovo nome di "Developpé: obiettivo
sviluppo e prevenzione".
Il progetto ha l’obiettivo di accrescere e promuovere
il benessere dei ragazzi e degli adulti che a vario titolo entrano a far
parte del mondo delle scuole di danza di avviamento professionale.
Ne abbiamo discusso con le due psicologhe.
Perché c’è bisogno della psicologia in una scuola di danza?
“Per diventare danzatori professionisti i ragazzi entrano presto nelle
scuole, quando sono ancora in una fase molto delicata del loro percorso
evolutivo: l’ adolescenza. I giovani frequentano queste scuole fra i 13
e i 22 anni circa, spesso in sostituzione delle scuole superiori, talvolta
allontanandosi dalla propria famiglia di origine e dai propri amici per
poter frequentare la scuola. Si tratta, dunque, di una scelta formativa
precoce rispetto ai propri coetanei e talvolta faticosa: la danza richiede,
infatti, un notevole impegno mentale, fisico ed emotivo. Per questi motivi
e per la fragilità tipica dell'età può essere particolarmente utile che
lo psicologo possa lavorare all'interno di questi contesti così determinanti
nella formazione non solo coreutica ma anche psicologica dei ragazzi.
Che cosa rappresenta il docente per una giovane danzatrice?
Gli insegnanti di danza sono anche degli educatori nel momento in cui
svolgono la loro attività e sono percepiti dagli allievi come stimolo
e modello, soprattutto quando operano in una scuola di avviamento professionale.
Inoltre, nei casi in cui l’allievo si è allontanato dalla propria famiglia
per poter frequentare la scuola, l’insegnante diventa spesso un punto
di riferimento fondamentale per l’allievo e non sempre è consapevole di
questo ruolo. Il docente è inoltre promotore di esperienze connotate da
una forte componente emotiva: talvolta queste esperienze possono diventare
come un “boomerang” emozionale che l’insegnante deve saper accogliere
e gestire, per il suo benessere e per il benessere dell’allievo.
In che cosa consiste il vostro progetto nelle scuole?
“L’intervento si articola in due macro-interventi principali: “Spazio
di Ascolto” e “Parliamone in gruppo!”. I due macro-interventi possono
svolgersi contemporaneamente o in successione oppure in maniera autonoma,
in conformità alle esigenze di ciascuna scuola di danza. Lo “Spazio di
Ascolto” è un intervento breve costituito da colloqui individuali, è aperto
ad allievi, docenti, genitori ed è rivolto a soggetti che chiedono spontaneamente
un aiuto su una specifica esigenza. E’ uno spazio ed un tempo in cui lo
psicologo accoglie l’utente, lo ascolta, lo sostiene e lo orienta. Quando
è l’allievo a rivolgersi al servizio di Spazio di Ascolto, lo psicologo
fa con l’adolescente un lavoro in cui sollecita le parti più evolute del
giovane. In questo modo l’esperto comprende, chiarifica, contiene e costruisce
insieme al ragazzo una narrazione della sua vicenda personale. Lo “Parliamone
in gruppo!” si propone invece di offrire uno spazio di confronto e attenzione,
in gruppo, su alcune tematiche come, per esempio, l’autostima e la competizione.
Lo scopo del lavoro in gruppo è quello di favorire i processi di mentalizzazione,
ovvero quei processi che rendono pensabili stili comportamentali e dinamiche
affettive e relazionali altrimenti inconsapevolmente agite”.
Come possono essere suddivisi gli allievi a seconda dell’età?
“Gli allievi sono ragazzi che stanno attraversando l’adolescenza. L’adolescenza
viene collocata in un’età compresa tra i 12 e i 22 anni, anche se è piuttosto
difficile darne un’indicazione anagrafica precisa per via delle differenze
individuali e delle caratteristiche della nostra società. In psicologia
si è soliti suddividere l’adolescenza in pre-adolescenza, corrispondente
al periodo puberale dagli 11 ai 15 anni, e adolescenza, cioè dai 15 anni
fino al completamento dello sviluppo psichico-fisico che generalmente
avviene intorno ai 17-22 anni. Si può dire, però, che l’adolescenza si
sa quando inizia ma non si sa quando finisce! Infatti sono in aumento
i giovani che per motivi economici o di studio prolungano la permanenza
in casa dei genitori o la dipendenza da loro, ritardando sempre più l’ingresso
nel mondo degli adulti. Per questo in letteratura si è recentemente identificato
un secondo periodo evolutivo, in continuità con l’adolescenza: il periodo
evolutivo del giovane adulto.
Come è cambiato nel tempo l’approccio dei giovani alla danza?
Quali problemi ha causato questo cambiamento?
“Noi che abbiamo studiato danza vent’anni fa veniamo da un’altra generazione.
Allora la scelta di danzare era difficile da far digerire ai genitori!
Oggi la situazione è ribaltata. Sono spesso i genitori che spingono i
figli ad una carriera artistica. È frutto anche di un cambiamento di costume
figlio della grande visibilità che oggi ha la danza e dei molti talent
show che se ne occupano. Attenzione però: le aspettative dei genitori
possono causare stress nei ragazzi e, nel momento in cui vengono disattese,
delusione”.
Che consiglio dareste a chi danza e ai suoi genitori?
“Dare consigli generici non è mai indicato. È opportuno analizzare i singoli
casi. In ogni modo il suggerimento che si può dare ai genitori di ragazzi
che intendono iscriversi ad una scuola professionale è di dedicare loro
attenzione, cercando di capirne le motivazioni profonde. Per chi vuole
danzare è necessaria la consapevolezza che l’iter formativo non è privo
di difficoltà e richiede idee chiare, motivazione e determinazione per
poter raggiungere il proprio obiettivo. Non sono scelte da prendere alla
leggera”.
Quali sono i problemi che le danzatrici e i danzatori vi chiedono
di affrontare?
Prima di iniziare il nostro intervento chiediamo agli utenti, servendoci
dell’ausilio di un questionario, di proporci dei temi da approfondire
assieme negli Spazi di Incontro. I temi che i ragazzi ci chiedono più
spesso di affrontare sono quelli dell’autostima e della competizione.
Questo dato non ci sorprende. L’ambiente della danza è meraviglioso e
arricchente ma presenta degli aspetti, come per esempio la forte selettività
del settore e le aspettative di realizzazione e di successo, che possono
risultare disorientanti soprattutto per un giovane che è in una fase evolutiva
delicata come l’adolescenza. Invece ci ha sorpreso rilevare, tra le ragazze
che si sono rivolte allo “Spazio di Ascolto”, che il problema dei disturbi
del comportamento alimentare non è diffuso tra le danzatrici più che in
altri contesti, come invece ci saremmo aspettate pensando allo stereotipo
della danzatrice anoressica. Questo dato ci fa pensare che, purtroppo,
i problemi del comportamento alimentare non caratterizzano in modo esclusivo
l’ ambiente coreutico ma ormai sono diffusi trasversalmente in una società
che sembra stia diventando sempre più connotata da tratti narcisistici.
Quali sono le reazioni delle scuole di danza alla vostra proposta
di intervento?
“Alcune scuole comprendono l’importanza della prevenzione e della promozione
del benessere psicologico, altre ci accolgono con più diffidenza. Spesso
vi è il pregiudizio che lo psicologo serva solo ad aiutare chi ha problemi
gravi, invece la nostra figura professionale ha un ruolo importante nella
prevenzione primaria e secondaria. Noi con il nostro progetto, infatti,
lavoriamo per ridurre i fattori di rischio che potrebbero causare l'insorgenza
di un disagio e per promuovere una condizione di armonico equilibrio psico-fisico
nell’individuo. All’estero, in paesi come ad esempio la Francia, la Gran
Bretagna e gli Stati Uniti, ci sono già psicologi che si occupano di interventi
in scuole e compagnie di danza ed esistono diverse esperienze a riguardo.
In Italia, invece, un approccio come il nostro è ancora molto innovativo
e poco conosciuto e necessita, probabilmente, di tempo e di sensibilizzazione”.
Puoi inviarci una mail all'indirizzo: developpe@tiscali.it
Dott.ssa Paola Cartelli e Dott.ssa Claudia Macaluso






