Elisabeth
Elisabeth esordisce nel 1992 a Vienna e s’impone come il musical dei record
del mondo tedesco: è stato applaudito da oltre 8 milioni di persone, ha
fatto sognare con una colonna sonora che armonizza rock e romanticismo
e con un allestimento (anche quello del ventennale conta sulla regia di
Harry Kupfer e la scenografia di Hans Schavernoch) imponente e pieno di
sorprese, capace di fondere tecnologia e sogno, modernità e memoria imperial.
Trama: Mantenendosi obiettivo e distante
dai clichè il musical si sviluppa attorno all’infelice destino dell’Imperatrice
Elisabetta d’Austria: percorriamo le tappe della sua vita, dall’infanzia
a Possenhofen, al matrimonio da sogno con Franz Joseph, dalla nascita
dei figli fino alla morte a Ginevra per mano dell’anarchico italiano Luigi
Lucheni. Ed è proprio Lucheni a far da “narratore” in una sorta di lungo
flashback, attraverso cui intende discolparsi con i posteri, sottolineando
il costante rapporto “d’amore” di Sissi con la morte.
Un’attrazione reciproca, un vagheggiare la Morte che attraversa tutte
le fasi della vita di Sissi. La Morte è impersonata nello spettacolo da
un bellissimo giovane che funge da “angelo” e da “diavolo” tentatore allo
stesso tempo, per Sissi e per gli altri personaggi della sua famiglia.
Nelle sue mani cadono infatti il figlio Rodolfo, tanti suoi parenti periti
tragicamente, e lei stessa, che, pugnalata, si abbandona nelle braccia
del misterioso personaggio, in un bacio liberatorio.





