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Bèjart

Titolo originale: B come Béjart

Anno: Settembre 2002 (festival di Venezia)
Nazione: Svizzera, Francia, Belgio
Genere: documentario

Durata:95'

Regia: Marcel Schüpbach
Interpreti: Roy Scheider, Jessica Lange, Ann Reinking, Cliff Gorman, Leland Palmer, Ben Vereen, Erzbet Ffoldi, Deborah Geffner.

La Trama

Girato durante la realizzazione di Lumière (febbraio-giugno 2001), allestimento del coreografo Maurice Béjart, il documentario dello svizzero Schüpbach esplora il mistero della creazione artistica di uno dei più grandi coreografi contemporanei che, a 75 anni, non ha esaurito la sua vena creativa.

Un evento speciale a Venezia, "B come Béjart"; il film documentario di Marcel Schupbach si può definire, nel suo genere, un vero e proprio capolavoro che penetra il senso della danza e ancor meglio quella di un suo meraviglioso interprete, Maurice Béjart alias Maurice Berger. "B come Béjart è uno splendido ritratto di un artista, di un ballerino, un po' filosofo e un po' genio. Ovviamente c'é l'accenno biografico, raccontato dal protagonista ma questo è di poco conto se paragonato a ciò che il film svela tra le righe, senza gridare e senza sopraffare, poiché "quello che apparentemente non serve a niente è ciò che invece serve di più".

Si comincia con "Bolero" ormai un classico datato 1969 che tuttavia fa ancora rabbrividire per la forza e l'energia che trasmette solo da quei particolari che sono le mani e il ventre dei danzatori.

Ma come fa a creare?.
La risposta non può che darla lui, il maestro: "è tutto già nella mia mente, devo solo trovare la strada come chi si perde in un labirinto". Risponde ai giornalisti con una metafora "sono un'ostetrica, il bambino non lo faccio io, lo aiuto solo a venire fuori". Quello che Schupbach ci fa vedere è dunque molto più che un artista, è un uomo di grande carisma che si arrabbia, si impone, e cambia continuamente, e che ha valori perfino trascendentali.

La preparazione di "Lumière" (spettacolo che ha debuttato a Lyon nel 2001) dedicato al cinema è lunga e faticosa, ma emozionante nel finale. Musica, luce, e rose sono questi i temi ricorrenti di Béjart e ricorrenti sono le sue citazioni letterarie da Goethe soprattutto, ma rivisto ovviamente, "il giorno che morirò dirò invece che più poesia, più danza, più danza!". Un bellissimo lavoro che meriterebbe di essere visto per le immagini ben orchestrate, per il contenuto e la grande passione che trasmette.



 


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