B Comme Bejart
Belgio, Svizzera, Francia - 2001
Regista: Marcel Schüpbach
Cast: Roy Scheider, Jessica Lange, Ann
Reinking, Cliff Gorman, Leland Palmer, Ben Vereen, Erzbet Ffoldi, Deborah
Geffner
Trama: Girato durante la realizzazione
di Lumière (febbraio-giugno 2001), allestimento del coreografo Maurice
Béjart, il documentario dello svizzero Schüpbach esplora il mistero della
creazione artistica di uno dei più grandi coreografi contemporanei che,
a 75 anni, non ha esaurito la sua vena creativa. Un evento speciale a
Venezia, "B come Béjart"; il film documentario di Marcel Schupbach
si può definire, nel suo genere, un vero e proprio capolavoro che penetra
il senso della danza e ancor meglio quella di un suo meraviglioso interprete,
Maurice Béjart alias Maurice Berger. "B come Béjart è uno splendido
ritratto di un artista, di un ballerino, un po' filosofo e un po' genio.
Ovviamente c'è l'accenno biografico, raccontato dal protagonista ma questo
è di poco conto se paragonato a ciò che il film svela tra le righe, senza
gridare e senza sopraffare, poiché "quello che apparentemente non
serve a niente è ciò che invece serve di più". Si comincia con "Bolero"
ormai un classico datato 1969 che tuttavia fa ancora rabbrividire per
la forza e l'energia che trasmette solo da quei particolari che sono le
mani e il ventre dei danzatori.
Ma come fa a creare?
La risposta non può che darla lui, il maestro: "è tutto già nella
mia mente, devo solo trovare la strada come chi si perde in un labirinto".
Risponde ai giornalisti con una metafora "sono un'ostetrica, il bambino
non lo faccio io, lo aiuto solo a venire fuori". Quello che Schupbach
ci fa vedere è dunque molto più che un artista, è un uomo di grande carisma
che si arrabbia, si impone, e cambia continuamente, e che ha valori perfino
trascendentali. La preparazione di "Lumière" (spettacolo che
ha debuttato a Lyon nel 2001) dedicato al cinema è lunga e faticosa, ma
emozionante nel finale. Musica, luce, e rose sono questi i temi ricorrenti
di Béjart e ricorrenti sono le sue citazioni letterarie da Goethe soprattutto,
ma rivisto ovviamente, "il giorno che morirò dirò invece che più
poesia, più danza, più danza!". Un bellissimo lavoro che meriterebbe
di essere visto per le immagini ben orchestrate, per il contenuto e la
grande passione che trasmette.





