Paleolitico
Le prime danze di forma compiuta risalgono al Paleolitico:
erano eseguite da gruppi di adulti che si disponevano in
cerchio.
Erano danze tematiche, in quanto legate, da un
lato, ai temi della fertilità, della vita e della morte,
dall'altro, ai misteri astrali.
La testimonianza di queste
danze ci è data dalle pitture rupestri rinvenute nelle
regioni francese e spagnola, la cui interpretazione non è
sempre univoca e sicura. Nell'opera di ricostruzione delle
civiltà, si fa riferimento ad un principio elementare:
i
gradi e le tappe del progresso dei popoli primitivi si
ripetono con forme e cadenze ricorrenti; per cui ciò che
osserviamo presso i popoli primitivi contemporanei è
applicabile alle civiltà preistoriche.
Per quanto riguarda le origini della danza, si ipotizza
addirittura una analogia di comportamenti tra i primi uomini
e gli scimpanzè che hanno l'abitudine di danzare in circolo
attorno a un punto fisso del terreno.
Dagli studi condotti
sui Pigmei presenti in Africa, Asia e Nuova Guinea, Oswald
Menghin (Weltgeschichte der Steinzeit, Wien, 1931) ha
ricostruito la civiltà paleolitica media che rappresenta il
primo livello preistorico verificabile attualmente. Egli ha
riscontrato, in questo stadio di sviluppo dell'uomo, una
forte propensione per la danza imitativa, ed ha ipotizzato
una danza di forma corale eseguita in circolo, senza presa
delle mani da parte dei danzatori.
L'attitudine alla danza
non è comunque una costante presente in tutti i popoli. Uno
studio comparato degli Andamani e dei Vedda ha dimostrato
due opposte tendenze: accentuata propensione a ballare nei
primi, scarsa attitudine nei secondi.
Il dato comune è che
entrambi i popoli praticavano la danza, ma con modalità
diverse. Per cui abbiamo una danza armonica nel primo caso,
una danza disarmonica nel secondo caso.
Dalla premessa fatta possiamo far scaturire una ipotesi di
classificazione delle prime forme di danza, che attiene a
parametri puramente estetici, e che riguarda il rapporto tra
i movimenti dei danzatori e il proprio corpo.
A tale
proposito, Curt Sachs (Storia della Danza, Milano, Il
Saggiatore, 1966) distingue danze disarmoniche (convulse) e
danze armoniche.
La fase delle danze disarmoniche riguarda
un ciclo chiuso e la storia di popolazioni o gruppi etnici
particolari, in quanto universalmente la danza è, o diviene
ben presto, sinonimo di Armonia.
Una seconda distinzione,
che accompagna anche le danze mature, è relativa alla loro
natura, astratta o imitativa.
Le danze astratte hanno come
unico scopo il raggiungimento di una dimensione estatica; le
danze imitative raffigurano avvenimenti per i quali si
auspicano risultati favorevoli e importanti aspettative.
Un problema importantissimo relativo alle danze delle
origini è l'accompagnamento ritmico, che noi moderni diamo
per scontato quando pensiamo all'azione del ballare.
Senonchè, il parallelismo fra musica e danza è una conquista
che possiamo considerare definitiva solo successivamente
alla preistoria.
Il modo più naturale di segnare il tempo è
stato ovunque il battere i piedi a terra, oppure il battere
le mani, o il percuotere con le mani parti specifiche del
corpo. Dopo di che, l'uomo ha prodotto suoni vari con
oggetti naturali o manufatti.
I primi strumenti musicali
sono stati il tamburo a fessura e il flauto: entrambi, a
detta degli studiosi, concepiti ed utilizzati, oltre che
come produttori di ritmo, anche come simboli sessuali in
danze legate alla fertilità.
Il passaggio dal ritmo alla melodia come accompagnamento
della danza non è stato di breve intervallo.
La costruzione
di una melodia, sia pure di tipo elementare, va oltre la
percezione istintuale. Proprio in quanto elaborazione
avanzata della mente, essa è apparsa tardi: precisamente,
presso le tribù dell'Indonesia che già avevano una cultura
contadina.
Le prime melodie sono state di tipo cantato e non
musicale.
Il testo era dato da una sequenza di parole
casuali, spesso senza alcuna attinenza con il tema della
danza.
Nell'ambito delle culture primitive recenti si sono fissate
due tipologie di danze che fanno riferimento ai tasmanoidi e
agli australoidi: i primi erano dediti a danze di imitazione
animale; i secondi svilupparono danze sessuali e di culto
lunare.
Con le prime culture tribali compaiono le danze mascherate.
Parallelamente si sviluppano:
civiltà totemistiche, che alle danze in circolo e di
imitazione animale aggiungono le danze falliche;
civiltà legate alla cultura della coltivazione della terra,
che introducono danze frontali e danze funebri.
Con l'avvento dei bovari compaiono le prime danze in coppia,
mentre presso i tardi coltivatori si praticano danze a più
circoli e danze a fronti opposti di maschi (da un lato) e
femmine (dall'altro).
Neolitico
Durante il neolitico, con l'età del metallo e con la
divisione in classi di padroni e contadini, la danza esplode
in una varietà di forme che comunque si ispirano al rapporto
maschio_femmina. Sul fronte contadino abbiamo le schermaglie
amorose e gli aperti riferimenti fallici.
Alla civiltà
padronale appartengono le danze lascive: l'esempio più
significativo di tale stadio è la danza del ventre che trova
giustificazione nella pretesa di esibizione artistica.
La
danza del ventre è la prima forma di danza spettacolo e
rappresenta l'inizio di una nuova civiltà che si basa sui
concetti di professionismo e di esibizioni a pagamento. Ne
deriva che la danza si arricchisce, a poco a poco e fino in
fondo, di quei valori estetici e culturali che la
trasformeranno in arte sublime.
In collaborazione con: SuperBallo.it |