Durante il Medioevo la danza non ebbe vita difficile, in quanto,
a parte poche eccezioni, fu avversata dalla Chiesa che vi
ravvisava occasioni di peccato e di immoralità.
In verità la
Chiesa, come ci ricorda Giovanni Calendoli, fu la sede
dove, attraverso il canto, si rinnova la musica mediante un
processo nel quale confluiscono e si fondono tradizioni
diverse.
E nella Chiesa, durante il primo millennio, si è
anche danzato. Se ne ha una documentazione indiretta ma
continua attraverso le riprovazioni e i divieti. (Calendoli
Giovanni, Storia universale della danza, Milano, Mondadori,
1985).
Quando l'abitudine a danzare si diffuse fuori dai
luoghi sacri e si affermò come esigenza spontanea di
divertimento, la condanna ufficiale si fece sentire un pò
dovunque.
Nonostante le condanne, le popolazioni europee, dentro o
fuori le chiese, non hanno mai smesso di ballare.
Mancò
però, nel periodo esaminato, quella spinta propulsiva che è
sempre il fondamento di ogni innovazione; per cui, volendo
parlare di danza medioevale, si deve fare riferimento al mantenimento ed alla trasmissione di modalità coreiche
pre-esistenti.
Sotto questo aspetto, il Cristianesimo non ha
modificato nelle masse il modo di concepire ed eseguire le
danze.
Nella coreutica medioevale, infatti, ritroviamo tutti
i temi delle civiltà precedenti: la fertilità, la morte, i
raccolti, le nozze. Continuarono ad esistere le danze
mascherate, quelle in circolo e quelle legate in qualche
modo ai riti magici.
I veti della Chiesa esercitarono un
effetto solo sulle classi dominanti, che si associarono nel
condannare le danze e nel respingerle. La cultura ufficiale,
pertanto, non si impegnò nemmeno per una loro revisione.
L'unica importante novità che si verificò in tale periodo fu
la nascita di una particolare figura: il giullare.
I modi di
definire il giullare, oggi, sono tanti: cantastorie,
menestrello, esperto nell'arte del mimo, artista ambulante,
musico e poeta, attore e perfino buffone. Ma la
caratteristica che più interessa ai nostri fini è che egli
fu un danzatore, sia pure 'sui generis'. Il suo modo di
ballare si discostava dalle forme della danza popolare. Egli
eseguiva movimenti ampi ed esteticamente avvincenti.
La sua
danza non aveva altra finalizzazione che l'intrattenimento
ed il divertimento. Per questo motivo, acquisivano
importanza l'agilità, la prestanza fisica, la bellezza. Il
giullare ballava da solo: essendo egli l'unico centro delle
attenzioni, tendeva ad essere acrobata e professionista. Le
sue esibizioni non avevano alcun nesso con la religione.
A livello popolare, nel Medioevo, si svilupparono le danze
macabre e cimiteriali:
la gente si abbandonava a balli
spontanei in occasione di cerimonie funebri. Il senso della
morte era molto sviluppato: accompagnava le persone comuni
in tutte le fasi della giornata e della vita. Si continuava
a praticare la danza di corteggiamento, nella forma
consolidata della carola, recuperando una antica concezione
secondo la quale, girando ritmicamente attorno ad una
persona, se ne aveva (o poteva avere) il possesso.
La carola
era accompagnata dai canti: l'uso di strumenti musicali era
rarissimo. La spiegazione è che, mentre la musica si adatta
alla danza di coppia, il canto corale unisce anche
spiritualmente il gruppo dei partecipanti alle figure
elementari del ballo. La critica ha definito cantilene i
canti che accompagnavano le carole. Gli elementi costitutivi
della cantilena erano il ritornello ed il verso.
La
caratteristica era data dalla brevità e dalla
orecchiabilità. Nel corso del 1300 si affermò la separazione
dei ruoli fra danzatori e cantori. Chi ballava non cantava;
e chi cantava non ballava. A quel punto cominciava ad
avvertirsi la necessità dell'accompagnamento musicale.
In collaborazione con: SuperBallo.it |