L'Egitto ha un ruolo importantissimo nella storia della
danza in quanto sono stati proprio gli Egizi i primi ad aver
introdotto la misura del ritmo.
Dall'anno 3000 avanti Cristo fino al 932 avanti Cristo si
sono succedute trenta dinastie (dopo si è instaurato il
dominio persiano).
Nel corso di oltre due millenni, la
civiltà egizia ha elaborato varie finalizzazioni della
danza, fino a farne un'arte codificata: inizialmente,
portando a sintesi i fermenti del Vicino Oriente e le
correnti culturali dell'Occidente; successivamente,
producendo dal suo interno forme avanzate di espressione
coreica.
La danza è stata vissuta dal popolo egiziano in una forma
molto partecipativa: essa è stata usata sia per i funerali
che per le feste, oltre che nelle cerimonie pubbliche.
Accompagnava il culto, senza tuttavia annullarsi in esso: ne
era un elemento decorativo. In un certo senso, la danza
faceva parte delle tecniche di gestione del potere. L'intero
universo egiziano girava attorno alla danza. Erano danzanti
gli dei, i sovrani, i sacerdoti. Le più grandi ricorrenze
pubbliche e i più importanti avvenimenti politici e militari
erano vissuti e sottolineati, secondo le strategie dei
regnanti, dalle danze di popolo.
I faraoni favorivano le
danze perchè esse rappresentavano un elemento di attrazione
delle masse verso le manifestazioni politico_religiose che
servivano ad affermare il loro potere.
Attraverso i secoli la danza egizia evolse verso forme
dionisiache: dalla letizia della pura festosità si passò a
performances orgiastiche sempre più diffuse e
consapevolmente dirompenti. Giovanni Calendoli ci parla di
un bassorilievo del tempo di Adriano, a Roma, che
rappresenta un santuario egizio, all'interno del quale si
svolge una danza frenetica di uomini e donne, mentre gli
spettatori, dalle tribune, partecipano calorosamente alle
varie fasi dell'eccitante spettacolo. (Calendoli Giovanni,
Storia universale della danza, Milano, Mondadori, 1985).
Nelle corti e presso le classi elevate, la danza fu molto
praticata anche come abitudine privata, specialmente durante
i convivii.
Durante il primo millennio avanti Cristo, l'Egitto consegnò
alle civiltà successive le acquisizioni coreiche della fase
più matura. L'arte figurativa egizia ci ha tramandato i cori
femminili che usavano i battiti delle mani per segnare il
ritmo delle danze. Sulla base dei ritmi scanditi in tal
modo, si componevano figure di danza che coinvolgevano
danzatori e danzatrici in un disegno unitario di dinamiche
armonie. Non è sbagliato parlare di coreografie vere e
proprie, studiate a tavolino, che denotano un processo di
teorizzazione avanzata. Siamo lontani dallo spontaneismo
delle origini, mentre si creano le premesse per uno studio
sistematico delle potenzialità del corpo umano in relazione
all'azione motoria correlata alla musica.
L'ipotesi che gli Egizi avessero l'abitudine di scandire,
preferibilmente, il ritmo con le mani si incastra con quanto
ci riferisce Curt Sachs nell'opera Storia degli strumenti
musicali (Mondadori, 1996): "Tra i fatti più sorprendenti
della musica egizia è l'assenza completa di tamburi fin
verso il 2000 a.C.
Può darsi che anche prima siano esistiti
tamburi in Egitto senza che ne sia rimasta testimonianza
nell'iconografia. Pur ammettendo comunque questa vaga
possibilità, la mancanza d'ogni riscontro archeologico in
una regione così ricca di documenti d'arte realistica
potrebbe quasi ergersi a prova della loro reale assenza. Si
può solo dedurre che la musica egizia fosse ispirata a
impulsi melodici piuttosto che al ritmo: come oggigiorno,
più o meno".
Giovanni Calendoli dimostra la maturità della coreutica
egizia riportando quattro termini coniati dalla cultura e
dalla lingua ufficiali per distinguere altrettanti tipi di
danza, cosa rivoluzionaria per quei tempi: Iba: danze lente; Khebet: danze saltate; Keskes: danze sincopate;Tjenef: danze mimate.
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