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Serate dedicate a Giorgio De Chirico
fino al 3 febbraio al Teatro dell’Opera di Roma
“In campo teatrale la fantasia di De Chirico si fa libera e crea in un modo forte e presente, tanto che le sue scenografie rischiano di diventare i veri protagonisti dello spettacolo.”
(Anna Cepollaro, Serata Giorgio de Chirico, Programma di Sala Teatro dell’Opera di Roma).
Ed esattamente questo è stato il risultato della prima serata.
In programma quattro coreografie le cui scene riprese da originali del grande pittore, sono state sapientemente ricostruite da Maurizio Veramo.
La Giara dalla novella di Pirandello e Apollon Musagète ripresi dalle coreografie di Lifar e Bacchus et Ariane e Le Bal di Balanchine.
Quattro coreografie non esattamente “scorrevoli”, su musiche non proprio orecchiabili che si dilungano per tre lunghe ore.
Le quattro coreografie non hanno in comune soltanto le scenografie di De Chirico ma una concezione della danza del tutto rinnovata come quella che si sviluppò nei primi anni del Novecento grazie a impresari come Sergej Diaghilev, fondatore dei Ballet Russes. Primo di una lunga serie di promotori di una danza non più legata ai parametri ottocenteschi, né alle lunghe trame ma ridotta ad atti unici spesso basati su soggetti nuovi di giovani letterati. Propugnatore di una danza libera dagli orpelli, ripulita della gestualità del secolo precedente e del suo rigore.
Veri e proprio ricercatori, Millicent Hodson e Kenneth Archer, ormai una “condicio sine qua non” del Teatro dell’Opera, ricostruiscono La Giara e Le Bal, mentre le due coreografie di Lifar vengono riprese coraggiosamente da Luca Veggetti e Maurizio Varamo.
Nella mediocrità generale del corpo di ballo, alla quale ahimè siamo oramai avvezzi, gli ospiti: Jorma Uotinen, splendido “gobbo” ne La Giara, coreografo multiforme, ballerino magnetico e versatile e Giuseppe Picone, elegante anche in un ruolo che forse non gli sta esattamente a pennello come il Bacco de Bacchus et Ariane. E’ sicuramente più convincente come danseur noble.
Alla serata è mancato l’equilibrio e certamente un qualche elemento qualitativo in più. Senza ospiti purtroppo la compagnia non riesce più ad essere autonoma e la platea semivuota ne è certamente un chiaro segnale.
Foto: Falsini
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