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NEWS E CURIOSITÀ DELLA DANZA

LO SCHIACCIANOCI - Teatro San Carlo di Napoli ›  Torna alle news

"Lo Schiaccianoci"
Compagnia di Balletto del Teatro San Carlo di Napoli

Recensione: Massimiliano Craus
Foto: Luciano Romano

Coreografia ed atmosfera natalizia a Napoli in perfetta simbiosi, con l’occasione del balletto Lo Schiaccianoci quasi a voler dissuadere il pubblico partenopeo dalle grida di rabbia della città.

Napoli a Natale stavolta è stata beneficiata del passaggio coreutico sullo spartito di Petr Ilic Cajkovskij ed il mirabile libretto di Marius Petipa del 1892, splendida prima rappresentazione russa del titolo più natalizio dell’intero repertorio.

Omaggio al racconto Nussknacker und Mausekonig di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Lo Schiaccianoci è uno dei tre capolavori in danza del compositore Cajkovskij, assieme ovviamente alla Bella Addormentata ed al più celeberrimo di tutti Lago dei cigni.

Ma che dire ancora di questo titolo, nei due atti proposti da Derek Deane per la compagnia di balletto del Teatro di San Carlo?

C’è intanto da dire che Anna Razzi, scaligera direttrice della compagnia, nonché della scuola di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, ha portato nel Massimo napoletano l’aria nuova di chi balletti del genere li ha sempre interpretati in primissima persona. E non c’è da meravigliarsi affatto se l’etoile di turno, la canadese Greta Hodgkinson, si è rivolta alla direttrice Razzi su come variare, suppur leggermente, la propria Fata Confetto.

 

 

Non c’è da meravigliarsi, perchè la prima vera fata de Lo Schiaccianoci di questo magico gennaio coreutico partenopeo è proprio lei, la Razzi della danza di queste parti. Coraggio, stile e caparbietà sono stati gli elementi vincenti di un titolo così forte in un teatro così lacerato.

Così come solo lei un anno e mezzo fa avrebbe potuto accettare un incarico di sì fatta delicatezza, in un periodo ed in un contesto storico così magro di soddisfazioni e danari. Ma Anna Razzi non è nuova a simili imprese, del resto un quindicennio fa ha risollevato le sorti della già malconcia scuola di ballo sancarliana dell’epoca. Cose già scritte e viste da queste parti, dunque, nulla di che meravigliarsi.

Tuttavia la storia recentissima ci costringe a chiacchierare dell’allestimento di questo Lo Schiaccianoci, pensato anni or sono dal britannico Derek Deane, appunto. Una garanzia di innovazione coreografica nel rispetto della tradizione, con un occhio rivolto alla nuova generazione danzante e l’altro immobile su Lev Ivanov, genio coreografico della prima rappresentazione del 1892. Due atti, cento minuti stracolmi di balletto, due cast con due etoiles assolute. Roberto Bolle a principeggiare nel secondo atto e Greta Hudgkinson nella esile versione della Fata Confetto del davvero magico secondo atto in quel di Norimberga.

 

Il cast alternativo voluto fortemente dalla Razzi ha visto in scena la giovane promessa, “mantenuta”, del Teatro di San Carlo Alessandro Macario al fianco della sempreverde prima ballerina di casa Giovanna Spalice. Niente male considerati i tempi, così dal tre al quindici gennaio a Napoli si è potuto continuare a festeggiare il Natale in compagnia del grande repertorio, con nomi altrettanto da favola e risultati più che strabilianti. Forse parecchio vicino al Romeo e Giulietta delle due coppie Bolle/Vallo e Picone/Spalice di cinque anni fa, ma la strada pare proprio buona.

Quello dopotutto fu un evento che, al pari di Nur Du di Pina Bausch e l’atto bianco de La Bayadere, col fedele Bolle in coppia con Svetlana Zacharova, o ancora L’Arlesienne di Roland Petit, interpretato magistralmente da Manuel Legris, ed infine il Lago dei cigni di Ricardo Nunez con Bolle e Polina Semionova, seguiti da Picone ed irina Dvorovenko, hanno fatto la storia recente del balletto di successo a Napoli. Ma come da copione non proprio tutte le ciambelle riescono con il buco, così anche in questa speciale festa natalizia coreutica c’è stato un piccolo flop, con una non sempre impeccabile esecuzione orchestrale delle mirabili note di Cajkovskij, qualche mugugno in coda e la delusione di tanti appassionati fuori ai botteghini nella vana speranza di trovare un biglietto. E pensare che questo era il debutto con Tersicore del commissario straordinario del Massimo napoletano Salvatore Nastasi, che con gli assistenti alla programmazione artistica Gianni Tangucci e Cesare Mazzonis si è trovato a gestire l’impossibile. Ma in fondo in scena l’impossibile è stato realizzato, con un allestimento più che riuscito, grazie anche alle scene ideate nell’ormai storico ufficio di Nicola Rubertelli, con i costumi di Giusy Giustino e le luci di Giuseppe Perrella. E poi la direzione del giovane Mikhail Agrest, l’unico forse a dover rendere un pò conto delle non impareggiabili performances del proprio ensemble, ma la festa tutto sommato è riuscita ugualmente. Così passiamo ai fatti coreutici, quelli che poi ci fanno scrivere e leggere tutte queste chiacchiere. I cento minuti sono filati via liscio, con il primo atto al servizio del corpo di ballo e delle giovani piccole promesse della scuola di ballo a litigare in scena per i regali di Drosselmeyer. Il sogno di Clara, la protagonista interpretata da ben tre cast Marielouise Urciuoli, Margherita Provenzano ed Ottavia Cocozza, si è infranto così contro le paure tipiche della giovane età, con la battaglia tra i topi e lo schiaccianoci. A questo punto il sogno trasfigura l’intera realtà, con ambientazioni ingigantite ed automi in vita a danzare. Bambole, giocattoli, topi, soldatini, ussari, marinai, armi da fuoco, fiocchi di neve, ghiaccioli e la scarpetta di Clara prendono giocosamente il sopravvento, sino all’incredibile trasformazione dello schiaccianoci in un giovane e meraviglioso principe.

E chi più di Roberto Bolle poteva salire in cattedra in questo teatro sconsolato dai debiti? Roberto Bolle, il vero principe dei principi, splendida creatura con il divin corpo ed il perfetto volto, sale in carrozza con la bella Greta e vola via nella grotta del secondo atto. Una grotta che poi Clara scopre di essere non altro che il teatro-giocattolo di casa sua, con i familiari misteriosamente partecipi inconsapevoli. L’atmosfera si arricchisce di estrema felicità, con le allegre e festose danze spagnola, araba, cinese e russa, i mirlitoni e gli immancabili valzer. Tutto intorno al pas de deux di Roberto Bolle e Greta Hodgkinson, la bella promessa del magico gennaio sancarliano. Eh sì, perchè la canadese ha sorpreso davvero tutti, per umiltà e sopraffina tecnica. Lei che ha sostituito l’indisponibile Eleonora Abbagnato, altra etoile di valore assoluto del Teatro dell’Opéra di Parigi. La bionda siciliana che avrebbe dovuto affiancare Bolle non ce l’ha fatta, ma tutto sommato a noi spettatori è andata bene così. Ora che è passato, il balletto ci è piaciuto tutto. In fondo si raccoglie più o meno quel che si semina e la giovane stella dell’Opéra evidentemente ha seminato in mondanità più che in sudore e fatica in questi ultimi tempi, del resto è noto che in molti l’hanno vista non propriamente in formissima. Bontà sua. E soprattutto nostra che nel frattempo ci siamo goduti la bella e rassicurante presenza di Greta, in costante crescendo serata dopo serata, standing ovation dopo standing ovation.

Che dire più, se non che il pubblico ha accolto calorosamente la coppia di etoiles senza curarsi, forse colpevolmente, di tutto il resto. Quasi a dire non ti curar di loro, in un’ottica per la verità ancora assai provinciale del pubblico abbonato del Teatro di San Carlo, incline a sbuffare spesso e volentieri al cospetto di coreografie non assolutamente note ed a correre in prima fila per i “personaggioni”. A questo punto si attende e si consiglia di marcare la presenza anche per i prossimi appuntamenti primaverili con Karol Armitage e Robert North. E che stavolta le ciambelle riescano col buco, che Tersicore a Napoli proprio non vuol morire.

 

Articolo di: Massimiliano Craus
Foto di: Luciano Romano
 

 


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