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RAYMONDA ›  Torna alle news

RaymondaRAYMONDA:
il fasto della corte degli zar al Teatro dell'Opera di Roma

Al Teatro dell’Opera di Roma un tripudio di scene e costumi per l’allestimento tanto atteso di Raymonda.

Uno degli splendori - purtroppo così poco rappresentato - di Marius Petipa, il più prolifico dei coreografi della seconda metà dell’Ottocento.

Sugli allestimenti scenici, si sa, il Teatro dell’Opera è ineccepibile, ma questa volta ha dato dimostrazione di massima fastosità. Raymonda lo consente, con le decine di comparse, di cambiamenti di scena e costumi, con le numerose danze di carattere incastonate come pietre preziose su un portagioie.

E’ lo stile di fine ottocento. Siamo nel “tardo romanticismo”. Ormai lontani da quell’ideale di balletto etereo e allo stesso tempo dai contenuti tragici, i gusti andavano declinando verso orizzonti più edonistici. La forma prima ancora dei contenuti.

Raymonda è un prodotto assolutamente in linea con questi ideali. La prima rappresentazione risale al 19 gennaio 1898 al Mariinskij di San Pietroburgo, interpretato dai maggiori danzatori dell’epoca: Pierina Legnani e Pavel Gerdt.

La storia è praticamente inesistente. Raymonda, promessa sposa ad un nobile crociato, viene corteggiata da uno sfrontato guerriero saraceno, ma l’amore legittimo alla fine trionfa. L’attenzione si catalizza pertanto su tutto ciò che possa catturare l’occhio dello spettatore.

 

 

La musica è una composizione del giovane Aleksandr Glazunov che sorprende per raffinatezza e originalità. Non mi sembra di ricordare in nessuno dei grandi balletti ottocenteschi una variazione sul solo pianoforte per nessuno dei personaggi. Qui accade, nel secondo atto, per la variazione di Raymonda.

RaymondaNon è certamente la prima Raymonda per Carla Fracci e Beppe Menegatti (che risale invece al 1976 per il Teatro San Carlo di Napoli) ma sicuramente un passo coraggioso.

Allestimento e regia geniali, dunque, ma come sempre, la pecca cade sul corpo di ballo. Raymonda prevede dei pezzi di bravura molto difficili, come il Valzer Fantastique al termine del primo atto. Richiedono coordinazione e musicalità che qui si è raggiunta sì ma un po’a fatica.

Laura Comi, Raymonda per alcune recite, non convince affatto con la sua esecuzione scolastica, assolutamente priva di una elaborazione personale. Non c’è carisma nella sua interpretazione. Brava ma non dotata, è un dato di fatto e il suo partner di sicuro non l’aiuta. Il Principe Ivan Popov non riesce ad esserle di sostegno neppure nei passi a due, che risultano incerti e instabili in diversi momenti. Sicuramente più fortunati gli spettatori di Robert Tewsley, Oksana Kucheruk e Svetlana Lunkina.

Di grande effetto la danza dei Saraceni invece e indubbiamente molto più attraenti i passi a due del Principe Saraceno, Damiano Monelli rispetto a quelli del suo antagonista, principe “buono”.

Foto di Corrado Maria Falsin



Tania Mastrangioli
Teatro.org - rubrica tutto danza

 


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