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FUTURO DANZA
Galà città di Salerno

Foto di: Alfredo Anceschi

Salerno oasi felice del balletto made in Campania, verrebbe da dire con toni internazionali e francamente un pò rassegnati.

Non che Salerno debba per forza di cose ruotare attorno alla capitale del mezzogiorno Napoli ma, da quando si fa balletto in Italia, le cose andavano proprio così.

Sin quando anche la danza ed il balletto sono diventate arti da gestire managerialmente, con tutte le virtù ed i vizi che ne conseguono. E Salerno sta recitando la parte del leone, soprattutto se confrontata con la realtà triste delle faccende coreutiche di Napoli e del blasonato Teatro di San Carlo.

Ma procediamo con ordine e, soprattutto, cominciamo a fare nome e cognomi. Innanzitutto Salerno è divenuta nel breve tempo l’oasi felice di Vincenzo Capezzuto, ballerino di scuola sancarliana, manco a farlo apposta, emigrato in passato al Balletto Agentino di Julio Bocca ed all’English National Ballet di Londra, prima ancora di tornare a calcare il palcoscenico del Massimo napoletano da professionista “dipendente”.

 

 

È lo stesso Capezzuto che però nel settembre scorso ha definitivamente lasciato Napoli e la sua compagnia di balletto più prestigiosa per “restare in giro” per il mondo con la compagine di Mauro Bigonzetti, quell’Aterballetto citata dal New York Times tra le migliori cinque al mondo. Mica male per un salernitano doc d’esportazione. Peggio, invece, le cose di casa partenopea.
E l’associazione Salerno-oasi felice prende ancor più quota in virtù di queste quattro chiacchiere, dal momento che il figliuol prodigo torna di tanto in tanto ad imbastire rassegne, concorsi, kermesse, spettacoli e stage di significativa intensità artistica e culturale, tenendosi ben lontano dal vecchio “odiato amore” sancarliano.

 

Il Teatro Verdi ed il Teatro delle Arti di Salerno diventano così inconsapevoli palcoscenici della disfatta sancarliana. O giù di lì. Tuttavia il merito di Vincenzo Capezzuto sta proprio nell’aver creato un caso Salerno, dove le cose della danza e del balletto hanno imparato a funzionare benissimo e prestissimo, al contrario del vecchio e logoro Teatro di San Carlo, sempre più impacciato ad allestire le proprie stagioni di balletto.

Così si spiega molto semplicisticamente la rivincita artistica personale del signor Capezzuto, ex solista del Massimo napoletano, ora diretto dalla sua maestra di danza di una vita, la scaligera Anna Razzi. Ma quelli della scuola di ballo erano altri tempi, ed in fondo la Razzi ha provato a trattenere il suo gioiellino biondo con gli occhi azzurri nella sala Gallizia, su al terzo piano del San Carlo.

Ma la stoffa del talento salrnitano pretendeva lidi più proficui, più impegnati e meglio collocabili nel panorama internazionale della danza. Così Mediterranea fu galeotta, tanto che il titolo di Mauro Bigonzetti lacerò il già labile proposito di restare napoletano a vita di Capezzuto e la via di Reggio Emilia fu presto presa. Nulla di male, per carità, ma il ciclone di Aterballetto ha spostato il baricentro del giovane Vincenzo dal terzo piano del Teatro di San Carlo al resto del mondo delle abituali tournée di Aterballetto. Mica poco, soprattutto se paragonate alle sparutissime rappresentazioni della compagnia di balletto diretta da Anna Razzi, impegnata a sudare in sala a braccetto con crisi, scandali, commissariamenti e cartelloni poveri e quasi sempre in itinere.

Da qui ha preso dunque il via la diaspora salernitana di Capezzuto, con la realizzazione di ben tre edizioni del concorso Città di Salerno al Teatro delle Arti ed addirittura sette edizioni del gala internazionale di balletto, nella prestigiosa cornice del Teatro Verdi di Salerno. Capezzuto, in verità, risulta essere un direttore artistico in contumacia nelle due manifestazioni, ma è fortunatamente coadiuvato dal padre Francesco Paolo, anima organizzativa e carismatica insostituibile nel complesso ingranaggio artistico e tecnico. E così, partendo in rigoroso ordine cronologico, ci tocca sottolineare il crescente successo del gala internazionale del novembre scorso, con la partecipazione di interpreti di primissimo piano e l’allestimento di un programma curato nei minimi particolari.

La maggiore percentuale del repertorio contemporaneo fa del gala di Salerno una nicchia di tendenza nuova, con la costante proposta di alternative coreografiche firmate da personalità emergenti, lontane anni luce dal circuito ufficiale dei gala e delle serate di danza a tema. I due tempi della serata, infatti, hanno miscelato saggiamente il nuovo col vecchio, confezionando un percorso immaginario ad ostacoli, passando repentinamente dal repertorio classico di Le Corsaire e Lo Schiaccianoci alla coreografia moderna di Bigonzetti e più ricercata di Michele Merola, codirettore artistico del gala, al fianco dell’onnipresente Capezzuto. In questi termini è emersa a più riprese la volontà del giovane direttore artistico di educare il proprio pubblico, lanciando un messaggio forte e chiaro di diffidenza assoluta dal repertorio leggero, scontato e commerciale. Riempire un teatro per sette edizioni consecutive, con proposte differenti ma sempre ricercate e di nicchia, non è cosa semplicissima. Su dieci brani non sono certamente i due titoli classici di Marius Petipà e Lev Ivanov a portare la gente in platea e sin sugli ultimi palchetti. Evidentemente il progetto artistico di Capezzuto è diventato sempre più digeribile anche al pubblico non competente perchè la cura dei particolari è paranoica, gli ospiti stranieri sanno davvero accontentare tutti i palati e, non per ultimo, le coreografie più ostiche sanno dotarsi di accorgimenti registici, musicali o scenografici sufficientemente commestibili ai più. E questo è il grande merito di Capezzuto, figliuol prodigo del Teatro di San Carlo ma al contempo figlio prediletto della fonderia reggiana, dove acquisisce sempre maggiore consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie infinite sfaccettature di artista totale. Totalità evidenziata nella sua interpretazione di vocalist nella coreografia dell’amico Michele Merola, Ninnananna allo specchio addormentato, pezzo tostissimo ispirato alla penna di Garcia Lorca ed aperto alla musica dal vivo, al canto di Capezzuto ed a trovate registiche di buon calibro.

Una ninna nanna di chiusura che ha salutato la settima edizione del gala, con la consegna del testimone alla parentesi concorsuale del sei aprile 2008, nelle sale del Teatro delle Arti, già vetrina passata di belle promesse in eba. Anche in questa occasione la madrina assoluta, nonché presidente della commissione, sarà Carolina Basagni, grande interprete e didatta del repertorio classico di balletto. La quarta edizione del concorso Città di Salerno, concentrata nella sola giornata di domenica sei aprile, segnerà una full immersion di danza con le eliminatorie del mattino, lo stage pomeridiano di danza classica e contemporanea e la serata di gala con le premiazioni dei vincitori. “L’associazione FuturoDanza – ci informa il presidente Francesco Paolo Capezzuto - , padre naturale del concorso, quest’anno metterà a disposizione dei primi venti iscritti agli stage il pernottamento e la prima colazione gratuita per la notte del cinque o del sei aprile, a scelta dei destinatari. Questa formula consente ai partecipanti la possibilità di visitare la nostra città e godersi meglio l’intera manifestazione.” Occasione forse irripetibile per i giovani danzatori d’Italia, invitati da Vincenzo Capezzuto a ripercorrerne le gesta virtuosistiche ma sempre con il piglio culturale ed artistico in bella mostra. A buon rendere, dunque, affinché la diaspora salernitana possa scuotere le vecchie ossa del Massimo napoletano, forse troppo stanco per resistere alle sirene reggiane di Vincenzo Capezzuto, in arte l’ultimo figliuol prodigo perduto.

 

Articolo di: Massimiliano Craus
Foto di: Alfredo Anceschi

 


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