La pazza danza che viene da Cuba

 

Cuba 14/02/2012

Che sia una compagnia venuta da Cuba, cioè quasi da un altro mondo, lo si capisce già dalla fitta compagine di danzatori: una ventina circa. E questo, qui in Occidente, nella danza contemporanea è un caso raro, obbligati agli assoli, ai duetti o magari tre-quattro non di più perché i tagli ai fondi non lo permettono, men che meno tenere in vita una compagnia tanto folta. Ma a Cuba si può, ancora, e la nutrita schiera di ballerini diretta da Miguel Iglesias si misura con doti di grande flessibilità e virtuosismo in un programma anch’esso «monstre» di più di tre ore. Una seratona, insomma, che replica oggi nell’ambito del Festival Equilibrio al Parco della Musica di Roma.

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L’apertura è anche il pezzo forte, firmato da Rafael Bonachela, talento coreografico molto acclamato in Gran Bretagna, dove ha trovato definitivo asilo artistico (con la sua propria compagnia associata al South Bank Centre di Londra, nonché coreografo della Sidney Dance Company). “Demo- N/ Crazy” è il titolo rebus che sta a indicare molte cose, la “democrazia” di un balletto che prende a tema i rapporti umani, dall’amicizia al lavoro di squadra, dalle coppie alle sfide e alla solitudine. Ma anche quel che di diavolesco anima questo drappello di molleggiati. Fisicacci da palestra e un’agilità d’anguilla nel misurarsi con duetti che hanno dentro un po’ Forsythe condito con molta sensualità.

Crazy, infine, «pazzi» a indicare un’aria di follia, una stravaganza di comportamenti che sono poi quelli dovuti alle intermittenze del cuore. Coreografo ospite anche la seconda firma della serata, Juan Cruz diaz de Garajo Esnaola, spagnolo che si presenterà nel medesimo cartellone in proprio con lo spettacolo Espérame despierto il prossimo 27 febbraio. Per i cubani allestisce “Casi”, un pensoso affresco nato da un lungo laboratorio con i medesimi, dove immette molto materiale umano - pensieri, parole, emozioni. Da lontano può ricordare un certo teatrodanza alla Bausch, più a sud ma anche molto più dispersivo e prolisso.

Finale scontato con una coreografia di quelle che servono a mettere in mostra la bravura dei danzatori e a farli sfogare dopo un’ora di pose esistenziali. È «Mambo 3XXI» in cui il primo ballerino e coreografo di Danza Contemporánea de Cuba, George Enrique Céspedes, escogita variazioni ginnico-spiritose sul filo musicale del celebre mambo di Pérez Prado, sui cui ritmi danzò tutta l’isola per almeno due lustri tra gli anni 50 e 60 e che qui viene riproposto in versioni techno.


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