Sylvia (originariamente Sylvia ou La Nymphe de Diane) è un balletto in due o tre atti con musiche di Léo Delibes. La prima assoluta ebbe luogo nel 1876, con le coreografie di Louis Mérante.
Degna di nota è la componente mitologica arcadica del soggetto.
Le origini del balletto risiedono nel poema Aminta di Torquato Tasso del 1573, che descrive la trama alla base delle musiche di Delibes.
Jules Barbier e Baron de Reinach adattarono il balletto per la compagnia di danza Paris Opera. L'arrangiamento con il piano fu composto intorno al 1876 e la suite dell'orchestra fu ultimata nel 1880.
Quando Sylvia esordì il 14 giugno, 1876 al Opéra Garnier, il balletto passò inosservato per più di sette produzioni: non avvenne il successo auspicato.
Nel 1952, il coreografo Sir Frederick Ashton allestì nuovamente una versione del balletto: il successo arrivò.
| La Storia del balletto
Nel 1875, la compagnia di balletto dell'Opéra di Parigi, scelse il libretto di Jules Barbier e Baron de Reinach per la rappresentazione di Sylvia. Le coreografie furono affidate a Louis Mérante, scelto per la sua grande esperienza nel campo e la sua posizione di premier maître de ballet all'Opéra di Parigi: tutti i coreografi in grado di poter affrontare il lavoro erano impegnati altrove e impossibilitati a seguire questa produzione.
La prima prova di Sylvia avvenne il 15 agosto del 1875 e venne provato solamente con un terzo delle musiche. Completato lo sviluppo del balletto, lo spartito era ancora costantemente sotto i ferri di Delibes, spesso aiutato da Mérante e Rita Sangalli, che volevano entrambi danzare un ruolo principale. Lo sviluppo delle musiche fu un faticoso processo di revisione e rifacimenti.
Mérante specialmente era noto per la sua insistenza e le sue continue richieste a Delibes: regolarmente richiese cambiamenti allo spartito per adattare la sua coreografia invece di trovare lui stesso altre vie e Léo Delibes realizzò le modifiche sempre in tempi molto brevi.
1876: Paris Opera Ballet; Mérante
Sylvia ou la Nymphe de Diane, come è stato originariamente intitolato, fu il primo balletto ad essere allestito nel nuovo teatro Opera Garnier e venne rappresentato in modo molto stravagante: questo approccio così eccessivo si dimostrò del tutto anacronistico. Il lussuoso scenario di Jules Chéret era poco illuminato, così come la qualità della produzione. I costumi, disegnati da Lacoste, furono apprezzati comunque. La musica, per finire, fu la vera rivelazione dell'opera, l'unica parte, secondo i critici del tempo, ad essere apprezzata. Se non ci fosse stata una musica così importante, il balletto sarebbe sicuramente svanito nel nulla.
All'età di ventisette anni, Rita Sangalli era la prima ballerina dell'Opéra e così fu ovvia la scelta di assegnarle il ruolo di Sylvia. Sangalli è ricordata per la magnifica interpretazione del ruolo e non per essere stata un'abile ballerina. Tuttavia, fu l'unica ballerina che danzò in questo ruolo e in un'occasione il balletto fu temporaneamente sospeso a causa di un suo infortunio.
1952: The Royal Ballet; Ashton
Nel 1952, Sir Frederick Ashton coreografò nuovamente Sylvia. La tradizione narra che l'interesse per il balletto è nato da un sogno di Ashton, nel 1946: Delibes assegnava ad Ashton l'incarico di spolverare e riportare in vita il balletto e questo, una volta svegliato, decise di accettare la sfida. Il maestro coreografò Sylvia caratterizzando fortemente la protagonista: pensò infatti l'intero balletto come un tributo a Margot Fonteyn, una ballerina con cui aveva già lavorato in passato e la massima ballerina inglese. Clive Barnes, un insigne critico d'arte americano, sottolineò che "l'intero balletto è una corona di fiori donata ad una ballerina dal suo coreografo". Questa corona fu prodotta dal Royal Ballet e fu allestita per la prima volta alla Royal Opera House di Londra il 3 settembre 1952. Ashton inoltre modificò leggermente il libretto di Barbier per ottimizzare anche l'interesse per la storia.
Margot Fonteyn interpretò il ruolo di Sylvia per questa versione. Aminta fu danzata da Michael Somes, Orione da John Hart ed Eros da Alexander Grant.
Sylvia oggi
2004: San Francisco Ballet; Morris
Quando la San Francisco Ballet allestì la sua produzione di Sylvia nell'aprile 2004, fu la prima volta che il balletto varcò i confini americani. Questa produzione è inoltre l'unica recente non basata sul lavoro di Ashton: alla richiesta di Helgi Tomasson, Mark Morris coreografò il balletto sulla base della produzione originale del 1876, seguendo lo stile e il metodo di Mérante. Come disse Morris "Sto usando lo spartito e il libretto esattamente com è stato realizzato". La ragione di tutto ciò è molto semplice: la natura della musica è totalmente intrinseca nella coreografia, come una conseguenza di circostanze della composizione musicale. Il rifacimento di Morris così apparì molto fedele all'originale, molto più di qualsiasi altra recente produzione. La San Francisco Ballet allestirà nuovamente il balletto il 21 aprile 2006: l'ultimo spettacolo in programma è in data 7 marzo dello stesso anno, dopo le fortunate produzioni del 2004 e del 2005. La prima del 2004 vide nel ruolo da protagonista la giovane Yuan Yuan Tan.
2004: Royal Ballet; Ashton
Questa produzione di Sylvia, la terza del Royal Ballet, venne eseguita il 4 novembre 2004 e si protrasse fino al 3 dicembre dello stesso anno: correva infatti il centenario di Ashton, una stagione dedicata al grande coreografo e fondatore della compagnia di balletto.
Il balletto fu ricreato da Christopher Newton, che ricostruì l'originale coreografia di Ashton e la allestì insieme alla Royal Ballet. Durante le varie rappresentazioni si susseguirono diversi artisti nei diversi ruoli: i primi furono Darcey Bussell e Jonathan Cope; la seconda rappresentazione vide Marianela Nunez e Rupert Pennefather.
2005: American Ballet Theatre; Ashton
La Sylvia di Ashton è stata recentemente allestita da Christopher Newton per il The Metropolitan Opera House, dove si esibì l'American Ballet Theatre. La versione di Newton è più corta rispetto all'originale (in principio il balletto includeva alcune musiche tratte da La Source): è stato eseguito infatti in solo due atti, con uno stacco musicale al posto del secondo intervallo.
L'ultima produzione al Metropolitan Opera, il 4 giugno 2005, ebbe tra i ballerini Paloma Herrera (in Sylvia), Angel Corella come Aminta, Jesus Pastor come Orione, Craig Salstein nel ruolo di Eros e Carmen Corella in Diana.
| Il balletto: caratteri generali
Sylvia è generalmente considerato un balletto classico: è caratterizzato da un ambientazione mitologica senza personalità e uno spartito del tardo diciannovesimo secolo, che dona al balletto un'atmosfera antica. Tuttavia risulta essere molto rivoluzionario per il suo tempo: lo spartito era ed è tutt'ora riconosciuto per la sua grandezza. Il lavoro di Delibes è certamente l'aspetto più apprezzato del balletto, grazie alla sua innovazione, creatività e maturità. La coreografia di Ashton si adatta totalmente e ne completa la musica, rimanendo fedele allo spirito originale della produzione, incorporando tuttavia tecniche moderne di ballo e dando al balletto il suo inconfondibile tocco.
| La musica
A Sylvia, e prima di questo al balletto Coppelia, viene spesso attribuito l'appellativo di primo balletto moderno, per l'utilizzo originale e nuovo della musica.
Čaikovskij stesso sottolinea più volte la genialità nel seguire il compositore Sergei Taneyev, definendo il balletto come "il primo balletto dove la musica non costituisce non solo una parte primaria, ma l'unico interesse. Che carisma! Che eleganza! Che ricchezza di melodie, ritmi e armonie!". Anche se queste affermazioni possono apparire alquanto esagerate, Čaikovskij riferisce e marca qualcosa di davvero importante: l'unicità del balletto. La musica di Sylvia risulta essere molto varia e ricca: si impone dunque ridipingendo il ruolo musicale, allontanando così la focalizzazione del balletto dalle scenografie, dai ballerini e dai costumi. Al posto di retrocedere a fondo, enfatizzando solamente l'espressività, l'opera di Delibes rappresenta l'azione.
La musica viene inoltre ricordata grazie all'uso nuovo e originale del leitmotiv: ciò è una semplice conseguenza dell'ammirazione di Delibes per il compositore Wagner. Presente infatti è la natura sinfonica della musica, come scrisse Ivor Forbes Guest nell'edizione del 1954 del The Ballet Annual.
Altra interessante scelta di Delibes è l'evidente utilizzo di ottoni e strumenti a fiato, che si sente specialmente nel Prelude. Delibes fu anche uno dei primi compositori a scrivere spartiti per il sassofono alto, uno strumento utilizzato ampiamente nella sezione degli strumenti a fiato più pesanti del III atto.
Due componenti famose e importanti dello spartito sono due specifiche sezioni: il Prelude e la serie di pizzicati nel terzo atto. Quest ultimo, il più famoso, è un esempio degno di nota dello stile pizzicato. Secondo il The New Grove Dictionary of Music and Musicians, questa sezione è "tradizionalmente suonata in blocchi, uno stile titubante non facente parte della concezione di Delibes".
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