Antonio Canales
Biografia: Figlio della ballerina Pastora
de los Reyes, allieva di Enrique el Cojo, e nipote del cantautore José
Canales, Antonio Gómez de los Reyes nasce nel 1961 a Siviglia e già nei
suoi geni è segnato il suo destino nel mondo del Flamenco.
Lavorò ancora ragazzino come operaio in una fabbrica, e a soli 19 anni
fu scelto come ballerino per il Ballet Nacional. Si trasferì a Madrid,
dove giunse ad essere solista del Ballet Nacional per tre anni, lavorando
anche in diverse compagnie, fino a crearne una tutta sua, nel 1992.
Nel 1988 riceve in Italia il Premio Navisela al Miglior Ballerino. Ha
ballato nei teatri di mezzo mondo, insieme con artisti del calibro di
Nureyev, Maya Plisetskaya, Carla Fracci o Julio Bocca (con cui nel 1990
condivide il Premio al Mejor Bailarín Internacional Ciudad de México),
e fa esperienza di palco con altri tipi di danza, ad esempio con la compagnia
di Maguy Marin ancora giovanissimo, nel 1981.
Nel 1992, Antonio Canales debutta con la sua compagnia a Bilbao con le coreografie “A ti, Carmen Amaya” e “Siempre Flamenco”. Il maggior successo internazionale arriva con “Torero”, nel 1993, con cui ottiene il Premio Nacional de Danza nel 1995 e con il quale compie una quantità impressionante di repliche in tutto il mondo. Riceve la Medalla de Andalucía e il Premio Max al Mejor Espectáculo de Danza per “Gitano”, l’opera che lancia Sara Baras come star e che vede Antonio premiato due volte, come miglior ballerino e per lo spettacolo stesso, dalla Società degli Autori Spagnoli.
Creatore instancabile e di una prodigiosa prolificità, ha portato in
scena numerose opere, fra le quali “Narciso y Triana” (1995), “Arrieritos
somos” (1996), “Bengues” (1997), “Guernica” (1998), “Raiz”(1999), “Fuerza
Latina”(1999) con Juana Amaya, “A ciegas”, “La Cenicienta”(2000), “Prometeo”
(2000), “Bailaor” (2000, creando anche varie coreografie nel repertorio
del Ballet Nacional de España.
Nel marzo del 2002, pubblica la sua prima novella, “Sangre de Albero”.
Alla Bienal di Sevilla del 2002 presenta “Minotauro”. Nel 2003 crea “Ojos
Verdes”. L’ultimo spettacolo è “Carmen, Carmela”, con Lola Greco, del
2004. Partecipa alla registrazione del disco “De Akí A Ketama” dei Ketama.
Al suo attivo ha anche ruoli di attore cinematografico: a fianco di Cristina
Hoyos in “Montoyas y Tarantos”, film candidato all’Oscar nel 1990, come
protagonista in “Vengo”, per la regia di Tony Gatlif, nel 1999, e nel
più recente film “Duende”. Canales è senza dubbio un personaggio molto
discusso nel mondo del Flamenco. Di lui si dice di tutto, di solito facendo
riferimento a suoi atteggiamenti un po’ divistici o a certi eccessi, legati
alla complessità del suo modo di essere. A prescindere dalla futilità
di discorsi sul personaggio pubblico, Antonio Canales è stato ed è una
figura chiave nella storia del Flamenco. Ha creato modi, gesti e un gusto
per i suoni che dopo di lui si sono diffusi come un patrimonio comune
a tutti, e si sono integrati nel Flamenco così tanto che non ci si ricorda
più chi li ha usati per primo. Il suo corpo massiccio non sembrava essere
nato per danzare, ma Canales lo ha usato con intelligenza, creandosi uno
stile speciale, adatto proprio all’impatto che un corpo così imponente
può avere sulla scena.





